Nell’ambito del progetto Morija « 63 villaggi » è incominciata la costruzione di scuole e pozzi. Michel Raboud, direttore di Morija, rientra dal Ciad ove è andato a controllare lo stato dei lavori relativi al progetto per il 25° anniversario dell’associazione umanitaria del Vallese. 60'000 abitanti dei villaggi. E’ questo l’imponente numero di bambini, uomini e donne ai quali Morija intende offrire un accesso all’acqua, alla salute, alla scolarizzazione. Come? Scavando un pozzo, offrendo medicinali, costruendo una scuola stabile ed un hangar dove immagazzinare i cereali. Un progetto particolarmente ambizioso che si svolgerà su almeno 5 anni, con un finanziamento di più di 6 milioni di franchis. Per lanciare l’iniziativa, Michel Raboud ha trascorso 3 settimane nel Tchad. Al rientro, si presta volentieri ad un’intervista. Domanda: Come vanno i lavori? Michel Raboud: Sono incominciati in tempo, prima della stagione delle piogge, che complica tutto, soprattutto i trasporti. Allo stato attuale, due scuole sono in via di ultimazione – ho potuto visitarle personalmente - e 2 pozzi sono in costruzione. E’ opportuno specificare che occorre perforare fino a 30/40 m per arrivare alla falda freatica. D: In che misura sono implicati nei lavori i paesani stessi? MR: Sono molto interessati al progetto del quale si appropriano totalmente. Sono felice di vedere che se ne fanno carico, in particolare della costruzione delle scuole. Impressionante notare come a motivarli sia il desiderio di offrire ai propri figli un futuro migliore. D: Che fanno in concreto? MR: Ogni villaggio delega 10 uomini per la costruzione degli stabili e dei pozzi. Le donne, invece, vanno a prendere l’acqua necessaria per la fabbricazione dei mattoni, prodotti dagli stessi paesani, mentre altri uomini organizzano il trasporto della sabbia e della ghiaia. Inoltre, gli operai specializzati sono ospitati nei villaggi dai locali che li accolgono nelle proprie case ed offrono loro i pasti. D: Qual è il ruolo di Morija? MR: Gestiamo i lavori, ne seguiamo l’andamento e li finanziamo. Per far ciò, abbiamo bisogno del sostegno dei nostri amici e donatori e di tutti coloro che sono sensibili all’immane dramma di queste popolazioni isolate. Sa che più di uno su tre abitanti del Ciad non ha accesso all’acqua potabile? E che 20 bambini su 100 non arrivano ai 5 anni di età? Basta ciò per comprendere che per loro il nostro progetto è vitale. D: Possiamo fidarci di voi? MR: Sì, senza dubbio alcuno. Morija verifica ogni fattura prima del pagamento. I lavori sono seguiti sul posto dal nostro delegato ed il nostro partner locale – la Federazione delle scuole comunitarie cristiane – visita anche i villaggi per un controllo più generale. Q: Come posso concretamente aiutare gli abitanti del Ciad? MR: Versando un’offerta sul nostro CCP 19-10365-8, con causale « 63 villaggi ». Ed anche offrendo materiali o attrezzature scolastiche. Associazione Morija Per ulteriori informazioni: Michel Raboud. Da un quarto di secolo, il cuore di Morija batte in favore dei bambini affamati, degli orfani, delle vedove e dei più sfortunati. Oggi, questa battaglia contro la morte e la miseria continua grazie ai 15 progetti messi in atto nel Burkina Faso, nel Ciad, nel Togo e nel Camerun. |
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